Grandi
faggi
caratterizzano le quote più alte, dagli 800 m in su,
con boschi spesso rimarchevoli, come quelli sul monte Bellardina
(1.130 m) e su l
monte Crocco (1.276 m). Le foreste di Mongiana, di Stilo e
della Ferdinandea, famosa riserva di caccia dei Borboni, sono
così grandi, estese e maestose da risultare del tutto
inaspettate e interessantissime.Ma
in più zone al faggio si mescola l'
abete bianco, creando boschi misti magnifici (Serra San
Bruno).Ma le foreste di abete bianco sono soprattutto sui
versanti a sud, come quella di Santa Maria, in cui non è
raro trovare alberi che sfiorano i 40 m di altezza con un
tronco di 1,5 m di diametro.Mentre nelle valli più
riparate crescono estesi boschi di querce, con roveri,
farnie e farnetti,
ma soprattutto cerri
e sui crinali più esterni si incontrano anche grandi
boschi di pino
laricio.Sotto gli 800 m, limite che comunque
varia molto al cambiare dell’esposizione dei versanti,
si estendono invece boschi più vari, in cui le tonalità
del verde, e in autunno del giallo, del rosso e dell’oro,
sono tutte presenti.Alle querce, ai faggi e ai pini larici
si mescolano o si sostituiscono aceri
campestri, pioppi
tre moli,
carpini bianchi, ontani
napoletani, noccioli e castagni,
questi ultimi con esemplari giganteschi con diametri a petto
d'uomo sino ad 11 metri nelle campagne di Fabrizia su entrambi
i versanti della Valle dell'Allaso. Questi alberi si trovano
gli uni a fianco degli altri con una distribuzione determinata
non solo dalla natura, ma anche dai tagli effettuati dall’uomo
nei secoli. Solo a tratti, si incontra
il sottobosco di eriche e agrifogli
e il terreno coperto di foglie marcescenti è ricco
di funghi, compresi i ricercati porcini.La vegetazione
cambia lungo i torrenti e le fiumare che percorrono
i fondovalle, con ontani
neri e salici
bianchi, letti di equiseti e, in alcuni valloni del versante
settentrionale e di quello occidentale, si trova anche la
felce
bulbifera (Woodwardia radicans) vera rarità botanica
che forma coltri fitte e particolari.Scendendo di quota, anche
per la vicinanza del Tirreno e dello Ionio, si trovano quasi
subito essenze tipicamente mediterranee, come la sughera,
che cresce nella zona del lago dell’Angitola e soprattutto
il leccio, che crescono dove fa più caldo e il terreno
è più asciutto, con un sottobosco in cui si
trovano la dafne e il pungitopo.
Dove
le foreste sono degradate è allora la macchia
a dilagare, con il lentisco,
la fillirea,
il
mirto, l’ erica
arborea, la ginestra
dei carbonai che forma macchie
gialle tra il verde lucente e il cisto,
che fa da avanguardia alla vegetazione arbustiva quando questa
stenta o deve ricolonizzare terreni attraversati dal fuoco.
Alle quote più
basse le fiumare assumono il loro carattere più tipico,
con larghi alvei ingombri di ciottoli trasportati a valle
dalla corrente, come si può osservare specialmente
sulla Fiumara Assi , che è probabilmente la più
rappresentativa.
L’umidità presente lungo il loro corso, che permane
anche d’estate quando il loro alveo si secca, consente
la crescita di oleandri
alti alcuni metri, fioriti di rosso e di bianco,
di ruvidi tamerici, di agavi piantate dall’uomo.
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