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Il primo portale serratese a  cura di  Massimo Vinci
segnalato da Calabria Links
 
 
 
 
S
toria di Dinami
Il nome titolo

Il nome deriva dal greco dynamis, forza. Ma quale interpretazione dovremmo allora dare a questo significato di forza? Non si ha notizia di guerre o di lotte in cui dinamesi abbiano potuto manifestare forza, ne di prodezze di singoli cittadini. La giusta interpretazione è semmai da ricercare fra le valli che abbracciano Dinami con fiumi impetuosi, vera fonte di forza motrice: ecco la vera forza di Dinami.
Dinami è lambita dai fiumi Malanda e Torno; le acque di quest’ultimo sono particolarmente impetuose, per questo motivo anticamente era chiamato appunto Dinami. Dunque il nostro amato paese prese il nome dall’originaria denominazione del fiume Torno.
L’abbondanza di acqua corrente permise l’impianto di mulini, tappeti e gualchiere che diedero lavoro e reddito agli abitanti e consentirono di lavorare i prodotti della terra e della pastorizia.

La gualcatura o follatura o sodatura, era una fase importante della lavorazione della lana. I tessuti venivano imbevuti di sostanze acide e messi in "pile", recipienti di pietra, alle cui sommita' si trovavano aste con un pesante maglio: mosse dalla forza dell'acqua le aste spingevano il maglio sulle pezze, rendendole compatte, piu' spesse e resistenti. Sulle tele ancora umide venivano poi fatte altre operazioni di finitura.

Origine intorno all'anno 1000titolo

La prima notizia che si ha di Dinami è stata trovata in un documento datato 1063 relativo a vicende della Diocesi di Gerace. Infatti, prima che i Normanni con Carlo I° fondassero la Diocesi di Mileto, Dinami e tutto il territorio delle Serre ricadeva nella Diocesi di Gerace. Si presume quindi che Dinami fosse una realtà concreta ancor prima di quella data, prima della venuta dei Normanni e dell’istituzione della contea d’Arena, quindi sia sorta in epoca bizantina.

 

Dinami divenne casale della Contea d’Arena intorno all’anno 1100titolo

La Contea d’Arena nacque attorno al 1100 per volere del Re Ruggero il Normanno che volle come sua sede Mileto e voleva porre suo figlio Ruggero Conclubeth (nato da una sua relazione extraconiugale con una nobile di origini Inglesi Conclubeth) a capo di una zona molto strategica: la Valle del Marepotamo.
Dinami fece subito gola al primo Conte d’Arena Ruggero Conclubeth; la comunità dinamese infatti, che rispetto ad Arena si trovava in posizione piuttosto periferica, aveva il vantaggio di trovarsi nella zona più fertile e ricca del suo territorio.
Le terre fertili al di qua del Marepotamo furono così tutte coperte di boschi di olivi, vigne e da frutteti. Le terre dell’oltre fiume (quelle che vanno verso l’attuale autostrada A3) e quelle........ fornirono invece ottimi pascoli per l’allevamento del bestiame e spazio sufficiente per le semine.

 

Nascita di Soreto 1300-1400titolo

A cavallo del 1300 e del 1400 nacque un nuovo centro nella Valle del Marepotamo: Soreto, costituito da nuclei provenienti da vari centri limitrofi. Nel 1450, sempr più importante divenne Motta ( cioè ebbe autonomia) nella Contea d’Arena con giurisdizione sui casali di Dinami e Melicuccà.

 

Nel 1500 molti dinamesi vanno a Soretotitolo

Verso la metà del 1500, quando Soreto era in piena espansione, molte famiglie di Dinami vi si trasferirono attratte dai buoni guadagni della seta; ma Dinami non vide nessuna decadenza.

 

Nel 1600 inizia lo spopolamento di Soreto a causa della malariatitolo

I terremoti del 1638 e del 1659 sconquassarono l’orografia e la conformazione dell’intera valle del Marepotamo. Tutta la zona divenne paludosa e la malaria provocò molte vittime. Ci fu così lo spopolamento di Soreto.
Infatti le frane provocate dagli sconvolgimenti tellurici, ostruirono il naturale letto del Marepotamo e probabilmente l’intera Valle venne allagata.

 

Dinami porto sicuro,cosa c’era a Dinami nel 1600?titolo

Dinami garantiva sicurezza economica e pace sociale. In un documento del 1605 si scrive che a Dinami vi erano: strade nette e piane, un padre teologo e predicatore, un medico chirurgo, un maestro di scuola di umanità, uno specialista di medicina, un ingegnere, mannesi,, sarti, ferraioli, fucilieri, scalpellini, ciociai, calzolai, la gente obbediente al Padrone, per l’aria buona gli abitanti hanno buona salute e vi sono vecchi con tutti i denti, i terreni sono ottimi e si prestano a tutte le colture, vi sono boschi con cacce abbondanti, pascoli e acqua a profusione, i fuochi sono 120, le case sono a uno, due o più piani coperte da embrici. Le entrate baronali erano in Dinami:·· 189 denari per il fitto del mulino del Torno
· 100 denari per censi ordinari
· 15 danari per affitto del trappeto delle mortelle
· 125 danari per vendita della foglia dei gelsi
· 150 danari per affitto della Cartiera
· 120 danari per la vendita di 59 salme di mosto
· 960 danari per 20 botti di olio
· 316 danari per vendita 633 tomoli di avena
· 5 danari per castagne inserte
· 27 danari per laudemi
Si sa che in quegli anni molte famiglie dei paesi confinanti arrivarono a Dinami: i Merigliano, una parte dei Gallucci, dei Protopapa e dei Cotronea andarono a Caridà; i Fini e l’altro ramo dei Gallucci e dei Cotronea, i Saldaneri, i Crocenti, i Bufalo, i Sette, i Casaforte, i Lombardo, gli Sciomà, i Tedesco si insediarono a Dinami; l’altro ramo dei Protopapa, Carny, i Zappone, i Pelaggi a Melicuccà.

 

Contesto economico nel 1600titolo

La presenza di queste nuove famiglie, forti economicamente e socialmente, fece sì che Dinami diventasse un centro di attività economiche e di scambi commerciali.
La corporazione dei conciapelli era la più forte, in essa primeggiavano i Cavallari, i Bufalo, i Cotronea, i Principato, i Citanna, i Furci, i Gallucci, i Magisano e, ultimi arrivati gli Scarano che alla fine del 600 si erano trasferiti a Dinami dalla vicina Mileto.
Seguiva la corporazione degli scalpellini, detti “li parreroti” e “li peperinieri“ per le cave (parreri) dove lavoravano il piperno (tipo di pietra che abbonda a Dinami). Questo mestiere era appannaggio delle famiglie Macrì e Zappone. Il loro giro d’affari abbracciava buona parte delle province di Catanzaro e Reggio.
Forti erano anche le famiglie Casaforte come industriali e commercianti della seta, soppiantati però molto presto da altre famiglie, come i Carny, i Macrì e i Pignataro.
I Sette, che da tempo avevano lasciato anch’essi la seta come loro principale attività, misero su un’officina per la fabbricazione dei fucili.
I Pignataro avevano buone botteghe per la fabbricazione della cera, tanto che, assieme ai De Lorenzo di Garopoli erano indicati come i ceraioli più stimabili.
Le donne non erano da meno, a loro veniva lasciato l’allevamento del baco da seta, la filatura della seta, lana e fibre vegetali come la ginestra lino e canapa. Inoltre badavano alle Battenderie e alle Gualchiere, capannoni con vasche poste lungo i corsi d’acqua, dove si mettevano a macerare le fibre che, dopo asciugate, venivano battute per separarle dalla parte legnosa da esse contenuta.
La famiglia Macrì erano apprezzati tintori di stoffe che l’industria locale metteva sul mercato.

 

Contesto sociale nel 1600: Dinami paese di Allittaratititolo

Tutta questa attività artigiana, affiancata da una fiorente pastorizia e agricoltura permise a queste famiglie di vivere decorosamente e di tentare di elevarsi socialmente mandando alcuni membri della famiglia a studiare a Napoli e laurearsi in Legge, Medicina, Chirurgia, Farmacia, Ingegneria, mentre il Seminario Vescovile di Mileto sfornava chierici e sacerdoti a non finire.
Il paesino era pieno di professionisti e forse da ciò nacque il soprannome di “allittarati” affibbiato ai dinamesi.
Costava sacrifici enormi mantenere agli studi un figlio, zii e zie rinunciavano al matrimonio e offrivano il lavoro di una vita, padri e fratelli lottavano con la zappa e altri attrezzi del loro mestiere, talvolta rinunciando al sonno, sorelle, madri, nonne perdevano la vista a filare, ricamare, tessere al lume di povere lucerne ad olio, per raggranellare i ducati necessari; in questo modo tutta la famiglia sarebbe uscita dall’anonimato.
Alla fine del 600 nel campo delle lettere e delle scienze, le famiglie dinamesi potevano vantare i seguenti professionisti:Bufalo: Giuseppe medico, Antonino sacerdote, Antonio sacerdote, Nicola sacerdote.
Carullo: Stefano notaio, Pietro sacerdote.
Cavallaro: Giacomo di Nicola sacerdote, Giacomo di Giovanni sacerdote, Martino sacerdote.
Citanna: Antonino medico, Antonino notaio, frà Antonio predicatore generale e lettore dell’ordine dei Domenicani, Ferdinando sacerdote.
Cotronea: Tommaso notaio, Rosario medico.
Crocenti: Scipione farmacista, Leonardo farmacista, Gregorio farmacista, Ottavio medico, Vincenzo farmacista, Francesco Ottavio chirurgo, Nicolò sacerdote, Giovan Battista sacerdote, Antonio arciprete di San Pietro, Leonardo arciprete di Daffinà.
Fini: Maurizio arciprete di Dinami, Elia carmelitano, Antonio sacerdote, Antonio Medico, Pietro dottore, Domenico dottore, Antonio medico.
Furci: Padre Domenico dei Minori Osservanti, Giuseppe sacerdote.
Gallucci: Lorenzo medico, Francesco medico, fra Tommaso dei minimi di San Francesco di Paola, Giovanni Pietro sacerdote.
Grillari: Matteo notaio, Giovanni Pietro sacerdote, Apollinare arciprete di Dinami, Domenico medico, Francesco sacerdote, Francesco notaio.
Macrì: Michele sacerdote.
Maggisano: Antonino medico, Giuseppe Antonio sacerdote, Giovanni Battista sacerdote.
Pignataro: Crisostomo sacerdote, Giuseppe sacerdote, Antonio arciprete di Carità.
Scarano: Antonio sacerdote, Gioacchino sacerdote, Pasquale medico, Pasquale sacerdote, Francesco Antonio Sacerdote, frà Nicola, frà Vincenzo, frà Domenico parlotti.
Sette: Pietro sacerdote, padre Andrea dei Minori Osservanti.
Zappone: Antonino sacerdote, Martino sacerdote, Francesco Antonio medico.

 

Contesto religiosotitolo

Le chiese all’epoca erano veramente numerose; quella di San Rocco , fondata del medico Giuseppe Bufalo, figlio di Antonio Bufalo e Vittoria Crocenti nel 1712. Verso la fine del 1500 fu costruita la Cappella di Santa Maria della Catena alla quale andarono i beni del soppresso Convento di Santa Maria de Jesu di Soreto, detto erroneamente di San Francesco.

(Sezione in adeguamento per notizie incongruenti)

 

Terremoti 1638-1659-1783titolo

Dai due terremoti del 1638 e del 1659 Dinami uscì quasi indenne. In particolare una relazione di Lucio d’0rsi di Belcastro sul terremoto del 27 marzo 1638 non annovera Soreto e Dinami fra le terre che patirono per il terremoto, eppure ci furono 12000 morti nella zona.
Il terremoto del 5 novenbre del 1659 flagellò nuovamente la Calabria, scuotendo ancora senza danni Soreto e Dinami; invece l’alta Valle del Marepotamo fu tutta sconquassata e si contarono 15000 morti fra Soriano, Serra San Bruno, Belforte, Panaja e Santa Barbara. Nella relazione di De Marinis si dice: “ Melicuccà: nessun morto, 15 case distrutte. Dinami: nessun morto, 19 case distrutte, le altre intraperte assieme alla Cappella di San Rocco”.
Ma tanta fortuna non poteva perdurare a lungo e il secolo successivo, uno spaventoso sisma, uno dei più tremendi di tutti i tempi, quello del 5 febbraio 1783 delle ore 13, colpì la nostra terra. L’accademia delle Scienze e delle Lettere di Napoli stilò una relazione in cui si dimostra come la bassa e media Valle del Marepotamo furono il centro del flagello, ne uscirono distrutte; nella relazione si racconta: “il crollo delle case provocò molti morti, ma il mancato, rapido seppellimento dei deceduti, fece il danno peggiore; scoppiò in paese una specie di peste che portò a più di duecento le vittime.”. Fra gli edifici crollati il più importante fu sicuramente la Chiesa Matrice che in seguito fu ricostruita ex novo. I dinamesi superstiti, con grande difficoltà, ricostruirono il loro piccolo centro.
Le famiglie Cavallari-Puccio costruirono due palazzi con portali imponenti; gli Scarano costruirono un altro con un magnifico portale; così anche le altre famiglie più in vista: Fini, Gallucci, Crocenti,Galati, Grillari, Lombardo, Citanna e i Macrì. Inoltre, in questo periodo Dinami s’ingrandì ulteriormente sia per l’impaludamento della Valle del Marepotamo successivamente ai terremoti del 1638 e 1659 (con conseguente svuotamento di Soreto) e sia per l’arrivo di nuove famiglie: da Garopoli si trasferirono i Cavallaro Puccio, i Surra, i Magisano, i Macrì,; da Mileto erano arrivati gli Scarano; il chirurgo Cavallari da Fabrizia, il dottore Pasquale Greco da Limpidi.

 

1811titolo

Con un decreto Dinami nel 1811 diveniva Comune con giurisdizione sui villaggi Melicuccà e Daffinà. In quegli anni sia per le lotte contro i feudatari di Arena e sia per la vastità dei territori e per l’imponenza dei beni da amministrare, Dinami si costituì Comune autonomo.

 

 

Fabio Cricrì

01/11/2005 01:28
Bibliografia: la valle del Marepotamo di Giuseppe Crocenti
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