Il
nome  |
Il nome deriva dal greco dynamis,
forza. Ma quale interpretazione dovremmo allora dare a questo
significato di forza? Non si ha notizia di guerre o di lotte
in cui dinamesi abbiano potuto manifestare forza, ne di prodezze
di singoli cittadini. La giusta interpretazione è semmai
da ricercare fra le valli che abbracciano Dinami con fiumi
impetuosi, vera fonte di forza motrice: ecco la vera forza
di Dinami.
Dinami è lambita dai fiumi Malanda e Torno; le acque
di quest’ultimo sono particolarmente impetuose, per
questo motivo anticamente era chiamato appunto Dinami. Dunque
il nostro amato paese prese il nome dall’originaria
denominazione del fiume Torno.
L’abbondanza di acqua corrente permise l’impianto
di mulini, tappeti e gualchiere
che diedero lavoro e reddito agli abitanti e consentirono
di lavorare i prodotti della terra e della pastorizia.
La
gualcatura o follatura o sodatura, era una fase importante
della lavorazione della lana. I tessuti venivano imbevuti
di sostanze acide e messi in "pile", recipienti
di pietra, alle cui sommita' si trovavano aste con
un pesante maglio: mosse dalla forza dell'acqua le
aste spingevano il maglio sulle pezze, rendendole
compatte, piu' spesse e resistenti. Sulle tele ancora
umide venivano poi fatte altre operazioni di finitura. |
Origine
intorno all'anno 1000 |
La prima notizia che si ha di Dinami
è stata trovata in un documento datato 1063 relativo
a vicende della Diocesi di Gerace. Infatti, prima che i Normanni
con Carlo I° fondassero la Diocesi di Mileto, Dinami e
tutto il territorio delle Serre ricadeva nella Diocesi di
Gerace. Si presume quindi che Dinami fosse una realtà
concreta ancor prima di quella data, prima della venuta dei
Normanni e dell’istituzione della contea d’Arena,
quindi sia sorta in epoca bizantina.
Dinami
divenne casale della Contea d’Arena intorno
all’anno 1100 |
La Contea d’Arena nacque
attorno al 1100 per volere del Re Ruggero il Normanno che
volle come sua sede Mileto e voleva porre suo figlio Ruggero
Conclubeth (nato da una sua relazione extraconiugale con una
nobile di origini Inglesi Conclubeth) a capo di una zona molto
strategica: la Valle del Marepotamo.
Dinami fece subito gola al primo Conte d’Arena Ruggero
Conclubeth; la comunità dinamese infatti, che rispetto
ad Arena si trovava in posizione piuttosto periferica, aveva
il vantaggio di trovarsi nella zona più fertile e ricca
del suo territorio.
Le terre fertili al di qua del Marepotamo furono così
tutte coperte di boschi di olivi, vigne e da frutteti. Le
terre dell’oltre fiume (quelle che vanno verso l’attuale
autostrada A3) e quelle........ fornirono invece ottimi pascoli
per l’allevamento del bestiame e spazio sufficiente
per le semine.
Nascita
di Soreto 1300-1400 |
A cavallo del 1300 e del 1400 nacque
un nuovo centro nella Valle del Marepotamo: Soreto, costituito
da nuclei provenienti da vari centri limitrofi. Nel 1450,
sempr più importante divenne Motta ( cioè ebbe
autonomia) nella Contea d’Arena con giurisdizione sui
casali di Dinami e Melicuccà.
Nel
1500 molti dinamesi vanno a Soreto |
Verso la metà del 1500,
quando Soreto era in piena espansione, molte famiglie di Dinami
vi si trasferirono attratte dai buoni guadagni della seta;
ma Dinami non vide nessuna decadenza.
Nel
1600 inizia lo spopolamento di Soreto a causa della
malaria |
I terremoti del 1638 e del 1659
sconquassarono l’orografia e la conformazione dell’intera
valle del Marepotamo. Tutta la zona divenne paludosa e la
malaria provocò molte vittime. Ci fu così lo
spopolamento di Soreto.
Infatti le frane provocate dagli sconvolgimenti tellurici,
ostruirono il naturale letto del Marepotamo e probabilmente
l’intera Valle venne allagata.
Dinami
porto sicuro,cosa c’era a Dinami nel 1600? |
Dinami garantiva sicurezza economica
e pace sociale. In un documento del 1605 si scrive che a Dinami
vi erano: strade nette e
piane, un padre teologo e predicatore, un medico chirurgo,
un maestro di scuola di umanità, uno specialista di
medicina, un ingegnere, mannesi,, sarti, ferraioli, fucilieri,
scalpellini, ciociai, calzolai, la gente obbediente al Padrone,
per l’aria buona gli abitanti hanno buona salute e vi
sono vecchi con tutti i denti, i terreni sono ottimi e si
prestano a tutte le colture, vi sono boschi con cacce abbondanti,
pascoli e acqua a profusione, i fuochi sono 120, le case sono
a uno, due o più piani coperte da embrici. Le
entrate baronali erano in Dinami:··
189 denari per il fitto del mulino del Torno
· 100 denari per censi ordinari
· 15 danari per affitto del trappeto delle mortelle
· 125 danari per vendita della foglia dei gelsi
· 150 danari per affitto della Cartiera
· 120 danari per la vendita di 59 salme di mosto
· 960 danari per 20 botti di olio
· 316 danari per vendita 633 tomoli di avena
· 5 danari per castagne inserte
· 27 danari per laudemiSi
sa che in quegli anni molte famiglie dei paesi confinanti
arrivarono a Dinami: i Merigliano, una parte dei Gallucci,
dei Protopapa e dei Cotronea andarono a Caridà; i Fini
e l’altro ramo dei Gallucci e dei Cotronea, i Saldaneri,
i Crocenti, i Bufalo, i Sette, i Casaforte, i Lombardo, gli
Sciomà, i Tedesco si insediarono a Dinami; l’altro
ramo dei Protopapa, Carny, i Zappone, i Pelaggi a Melicuccà.
Contesto
economico nel 1600 |
La presenza di queste nuove famiglie,
forti economicamente e socialmente, fece sì che Dinami
diventasse un centro di attività economiche e di scambi
commerciali.
La corporazione dei conciapelli era la più
forte, in essa primeggiavano i Cavallari, i Bufalo, i Cotronea,
i Principato, i Citanna, i Furci, i Gallucci, i Magisano e,
ultimi arrivati gli Scarano che alla fine del 600 si erano
trasferiti a Dinami dalla vicina Mileto.
Seguiva la corporazione degli scalpellini,
detti “li parreroti” e “li peperinieri“
per le cave (parreri) dove lavoravano il piperno (tipo di
pietra che abbonda a Dinami). Questo mestiere era appannaggio
delle famiglie Macrì e Zappone. Il loro giro d’affari
abbracciava buona parte delle province di Catanzaro e Reggio.
Forti erano anche le famiglie Casaforte come industriali
e commercianti della seta, soppiantati però
molto presto da altre famiglie, come i Carny, i Macrì
e i Pignataro.
I Sette, che da tempo avevano lasciato anch’essi la
seta come loro principale attività, misero su un’officina
per la fabbricazione dei fucili.
I Pignataro avevano buone botteghe per la fabbricazione
della cera, tanto che, assieme ai De Lorenzo di Garopoli
erano indicati come i ceraioli più stimabili.
Le donne non erano da meno, a loro veniva lasciato l’allevamento
del baco da seta, la filatura della seta, lana e fibre vegetali
come la ginestra lino e canapa. Inoltre badavano alle Battenderie
e alle Gualchiere, capannoni con vasche poste
lungo i corsi d’acqua, dove si mettevano a macerare
le fibre che, dopo asciugate, venivano battute per separarle
dalla parte legnosa da esse contenuta.
La famiglia Macrì erano apprezzati tintori
di stoffe che l’industria locale metteva sul
mercato.
Contesto
sociale nel 1600: Dinami paese di Allittarati |
Tutta questa attività artigiana,
affiancata da una fiorente pastorizia e agricoltura permise
a queste famiglie di vivere decorosamente e di tentare di
elevarsi socialmente mandando alcuni membri della famiglia
a studiare a Napoli e laurearsi in Legge, Medicina, Chirurgia,
Farmacia, Ingegneria, mentre il Seminario Vescovile di Mileto
sfornava chierici e sacerdoti a non finire.
Il paesino era pieno di professionisti e forse da ciò
nacque il soprannome di “allittarati” affibbiato
ai dinamesi.
Costava sacrifici enormi mantenere agli studi un figlio, zii
e zie rinunciavano al matrimonio e offrivano il lavoro di
una vita, padri e fratelli lottavano con la zappa e altri
attrezzi del loro mestiere, talvolta rinunciando al sonno,
sorelle, madri, nonne perdevano la vista a filare, ricamare,
tessere al lume di povere lucerne ad olio, per raggranellare
i ducati necessari; in questo modo tutta la famiglia sarebbe
uscita dall’anonimato.Alla
fine del 600 nel campo delle lettere e delle scienze, le famiglie
dinamesi potevano vantare i seguenti professionisti:Bufalo:
Giuseppe medico, Antonino sacerdote, Antonio sacerdote, Nicola
sacerdote.
Carullo: Stefano notaio, Pietro sacerdote.
Cavallaro: Giacomo di Nicola sacerdote, Giacomo
di Giovanni sacerdote, Martino sacerdote.
Citanna: Antonino medico, Antonino notaio,
frà Antonio predicatore generale e lettore dell’ordine
dei Domenicani, Ferdinando sacerdote.
Cotronea: Tommaso notaio, Rosario medico.
Crocenti: Scipione farmacista, Leonardo farmacista,
Gregorio farmacista, Ottavio medico, Vincenzo farmacista,
Francesco Ottavio chirurgo, Nicolò sacerdote, Giovan
Battista sacerdote, Antonio arciprete di
San Pietro, Leonardo arciprete di Daffinà.
Fini: Maurizio arciprete di Dinami, Elia
carmelitano, Antonio sacerdote, Antonio Medico, Pietro dottore,
Domenico dottore, Antonio medico.
Furci: Padre Domenico dei Minori Osservanti,
Giuseppe sacerdote.
Gallucci: Lorenzo medico, Francesco medico,
fra Tommaso dei minimi di San Francesco di Paola, Giovanni
Pietro sacerdote.
Grillari: Matteo notaio, Giovanni Pietro
sacerdote, Apollinare arciprete di Dinami, Domenico medico,
Francesco sacerdote, Francesco notaio.
Macrì: Michele sacerdote.
Maggisano: Antonino medico, Giuseppe Antonio
sacerdote, Giovanni Battista sacerdote.
Pignataro: Crisostomo sacerdote, Giuseppe
sacerdote, Antonio arciprete di Carità.
Scarano: Antonio sacerdote, Gioacchino sacerdote,
Pasquale medico, Pasquale sacerdote, Francesco Antonio Sacerdote,
frà Nicola, frà Vincenzo, frà Domenico
parlotti.
Sette: Pietro sacerdote, padre Andrea dei
Minori Osservanti.
Zappone: Antonino sacerdote, Martino sacerdote,
Francesco Antonio medico.
Contesto
religioso |
Le chiese all’epoca erano
veramente numerose; quella di San Rocco , fondata del medico
Giuseppe Bufalo, figlio di Antonio Bufalo e Vittoria Crocenti
nel 1712. Verso la fine del 1500 fu costruita la Cappella
di Santa Maria della Catena alla quale andarono i beni del
soppresso Convento di Santa Maria de Jesu di Soreto, detto
erroneamente di San Francesco.
(Sezione
in adeguamento per notizie incongruenti)
Terremoti
1638-1659-1783 |
Dai due terremoti del 1638 e del
1659 Dinami uscì quasi indenne. In particolare una
relazione di Lucio d’0rsi di Belcastro sul terremoto
del 27 marzo 1638 non annovera Soreto e Dinami fra le terre
che patirono per il terremoto, eppure ci furono 12000 morti
nella zona.
Il terremoto del 5 novenbre del 1659 flagellò nuovamente
la Calabria, scuotendo ancora senza danni Soreto e Dinami;
invece l’alta Valle del Marepotamo fu tutta sconquassata
e si contarono 15000 morti fra Soriano, Serra San Bruno, Belforte,
Panaja e Santa Barbara. Nella relazione di De Marinis si dice:
“ Melicuccà: nessun morto, 15 case distrutte.
Dinami: nessun morto, 19 case distrutte, le altre intraperte
assieme alla Cappella di San Rocco”.
Ma tanta fortuna non poteva perdurare a lungo e il secolo
successivo, uno spaventoso sisma, uno dei più tremendi
di tutti i tempi, quello del 5 febbraio 1783 delle ore 13,
colpì la nostra terra. L’accademia delle Scienze
e delle Lettere di Napoli stilò una relazione in cui
si dimostra come la bassa e media Valle del Marepotamo furono
il centro del flagello, ne uscirono distrutte; nella relazione
si racconta: “il crollo delle case provocò molti
morti, ma il mancato, rapido seppellimento dei deceduti, fece
il danno peggiore; scoppiò in paese una specie di peste
che portò a più di duecento le vittime.”.
Fra gli edifici crollati il più importante fu sicuramente
la Chiesa Matrice che in seguito fu ricostruita ex novo. I
dinamesi superstiti, con grande difficoltà, ricostruirono
il loro piccolo centro.
Le famiglie Cavallari-Puccio costruirono due palazzi con portali
imponenti; gli Scarano costruirono un altro con un magnifico
portale; così anche le altre famiglie più in
vista: Fini, Gallucci, Crocenti,Galati, Grillari, Lombardo,
Citanna e i Macrì. Inoltre, in questo periodo Dinami
s’ingrandì ulteriormente sia per l’impaludamento
della Valle del Marepotamo successivamente ai terremoti del
1638 e 1659 (con conseguente svuotamento di Soreto) e sia
per l’arrivo di nuove famiglie: da Garopoli si trasferirono
i Cavallaro Puccio, i Surra, i Magisano, i Macrì,;
da Mileto erano arrivati gli Scarano; il chirurgo Cavallari
da Fabrizia, il dottore Pasquale Greco da Limpidi.
1811 |
Con un decreto Dinami nel 1811
diveniva Comune con giurisdizione sui villaggi Melicuccà
e Daffinà. In quegli anni sia per le lotte contro i
feudatari di Arena e sia per la vastità dei territori
e per l’imponenza dei beni da amministrare, Dinami si
costituì Comune autonomo.
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