Il
luogo  |
Il Marepotamo scorre in una delle
tante valli che taglia in senso Est-Ovest la minuscola penisola
di Calabria; come quasi sempre avviene, la valle prende il
nome dal fiume. Tanti piccoli centri trovano rifugio sulla
riva sinistra del fiume, ai piedi delle serre vibonesi, quasi
a ricercare riparo: Serrata, Caridà, San Pietro, Dinami,
Melicuccà, Limpidi, Acquaro, Dasà, Arena, Ciano,
Gerocarne, Soriano, Pizzoni e Vazzano.
Il
nome  |
Il nome Marepotamo lo si trova
in testimonianze molto recenti, infatti dal 1000 al 1700 aveva
ben altre denominazioni:Mesima, Metauro, Massemizia. Analizziamo
il nome attuale che certamente deriva dalla lingua greca e
che sicuramente ci porterà a qualcosa di nuovo:
In greco mare significa braccio, ed essendo il Marepotamo
l’altro braccio (il più importante per lunghezza
e portata d’acqua) del Mesima, gli abitanti della valle
fecero bene a puntualizzarlo. Quindi il significato del nome
Marepotamo dovrebbe esser per intero fiume-braccio, cioè
affluente.
Un’altra interpretazione che riporteremo sarà
quella che lo vuole come fiume che sembra un mare, dall’unione
del latino mare (mare) e greco potamos (fiume); questa interpretazione
non si ritiene molto esatta in quanto la valle era terra di
greci.
La
storia  |
Se la valle e il fiume potessero
parlare direbbero tante cose, cose vecchie quanto il mondo.
Parlerebbero di Fenici e di Greci, di Romani e di Arabi, di
Normanni e di Svevi, di Angioini e di Aragonesi, di Santi,
di briganti, di mercanti, di pastori, di agricoltori, di ricchi
e di pezzenti, di Principi e di Vassalli, di tutti coloro
che calpestarono, a piedi o a cavallo, le terre fertili della
valle e spesso turbarono le acque fresche e limpide del fiume.
L’intera valle era una fiorente colonia magnogreca,
ricca di vita economica e sociale. Più tardi, la conquista
dell’Italia meridionale da parte dei romani, rese questa
terra senza volto e senza nome in quanto spostarono i traffici
commerciali nei porti siciliani e pugliesi.
Questa triste stagione dirò mille anni circa, infatti
Bisanzio riuscì a controllare questo brandello dell’impero
romano ma verso l’anno mille la sua potenza non riuscì
a resistere alle potenti forze che da Nord e da Est premevano
sull’Italia meridionale.
Così Longobardi ed i Normanni conquistarono la Puglia
e la Basilicata, gli Arabi la Sicilia e ai Bizantini rimase
la sola penisola calabrese. Questa situazione finì
con l’avvantaggiare la Calabria: un nugolo di funzionari
bizantini si insediarono protetti dai resti dell’esercito
greco sconfitto in Puglia e in Sicilia. Il resto è
descritto nella storia di Soreto.
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