Il
nome  |
Il nome Soreto deriva dal greco
Soreo cioè Cumulo o anche miscuglio, riunione. Questa
denominazione è lecita in quanto il centro si era formato
grazie agli abitanti provenienti da altri centri vicini i
quali, attratti dal miraggio di migliori condizioni di vita,
ritennero conveniente spostarsi nel nuovo centro che si andava
formando sulla riva destra del Marepotamo.
Origini
di Soreto |
La prima notizia che abbiamo è
del 1446 e perciò possiamo ritenere che la nascita
di Soreto possa essere ragionevolmente attestata fra la fine
del 1300 e gli inizi del 1400 quando l’industria della
seta in Calabria ebbe il suo grande momento. Dinami quindi
esisteva già da 400 anni ed era già una solida
realtà all’interno della Contea di Arena.Questo
centro si sviluppò rapidamente grazie alla spinta del
business della seta; la popolazione lasciò i piccoli
centri vicini e coprì letteralmente la Valle del Marepotamo
di gelsi, trapiantando una vera e propria industria della
seta. Ma Soreto attraeva popolazione anche perchè veniva
descritto come un luogo in cui la natura, generosa e incontaminata,
forniva stimati vini, oli d’oliva chiari, animali selvatici
da cacciare e un fiume generoso (il Marepotamo) di acqua,
anguille, tartarughe e aironi.
Descrizione
di Soreto nel 1400 |
Un certo Marafioti descrive così
Soreto in quegli anni: camminando lungo il Maepotamo si incrocia
un castello chiamato Soreto, anticamente detto ALTANO nell’itinerario
di Antonino Pio; Altano era anticamente in territorio locrese.
In particolare in Soreto vi è abbondanza di caccie
e di olio; i casali sono: Melicuccà , Dinami, Daffinà
e San Nicola, detto anche Casalello.
Anche se Soreto sorse tardi, divenne
ben presto un centro importante a cui fu data subito la dignità
di Motta dai Signori di Arena; le Motte erano dei territori
importanti del feudo in cui c’era autonomia amministrativa
ed economico-sociale; avevano i loro casali e il diritto di
amministrarli. I casali che Soreto dovette amministrare per
conto dei Signori di Arena erano Dinami, Melicuccà
e San Nicola (alias Casalello).
I Conti d’Arena non posero ostacoli alla crescita del
nuovo centro, anzi videro nella sua prosperità un mezzo
di progresso e di arricchimento per tutto il feudo. Sotto
Nicolò Conclubet, Conte d’Arena, il feudo si
allargò fino a comprendere Carità, Mileto, Brancica,
Stefanaconi e Stilo.
Nel
1480 Soreto in mano al Re |
Ma la sciagurata idea del figlio
Loyse di patteggiare per Centelles contro gli Aragonesi costò
caro al feudo.Infatti a battaglia conclusa Alfonso d’Aragona
confiscò tutti i beni dei Conclubeth, perciò
Arena, Stilo, Soreto e casali, caddero in potere regio. La
Motta passò da Alfonso d’Aragona al Re Ferdinando
d’Aragona e da questo al figlio Federico d’Aragona
nel 1483.
Le famiglie abbienti di Soreto, cogliendo l’occasione
della Motta in potere regio, chiesero ed ottennero vari privilegi
dal re Ferdinando; il privilegio più importante era
quello di concedere a chiunque di costruire mulini, trappeti,
battenderie e gualchiere. Tutto ciò giovò non
poco sull’economia di quelle terre, tutta una classe
di piccoli e medi imprenditori sorse come per incanto, essendo
il territorio ricco di viti, ulivi, frumento, boschi e seta.
I capitali non mancavano sia perchè vi erano numerose
famiglie facoltose e sia perché molti erano i residenti
di origine ebraica, sempre pronte a finanziare imprese di
sicuro avvenire.
Queste concessioni ebbero l’effetto di sprigionare forze
fino ad allora represse, che presero in mano l’economia
della Valle e diedero prosperità economica alla popolazione
che attorno ad essa viveva.Le
imposte da pagare erano elevate, storica è l’avidità
degli aragonesi; come esempio possa servire l’imposta
gravante anche sulla prostituzione e sulle concubine dei preti
(Soreto 1446: tasse pagate dalle concubine dei preti di Soreto:
concubina prete Vitonelli 20 tarì, concubina prete
Nicola 20tarì, concubina prete Andrea da Fiore da Dinami
20 tarì).
Nel
1496 Soreto torna ai signori di Arena |
Soreto fu venduto a G. Francesco
Conclubeth Signore d’Arena con dignità di Conte
dal Re Federico. Ma i privilegi concessi dal Re avevano modificato
di molto il vecchio assetto di Soreto e i Conti d?arena non
rimasero molto soddisfatti; così decisero di disfarsene
di nuovo.
Nel
1562 i Conclubeth vendono Soreto agli Arduino |
Isabella Sanseverino e il figlio
G. Francesco Conclubeth vendono la terra di Soreto, i casali
Dinami, Melicuccà, diritti, fortezze e castello agli
Arduino.
Il I° Andrea Arduino era un nobile di spicco, che godeva
di grande stima e forti appoggi nelle altissime sfere: potremmo
posizionarlo nell’alta feudalità continentale.
Raramente risiedeva nel suo modestissimo Marchesato, Soreto
era decentrato, preferì Messina; inoltre spesso affari
di Stato lo portarono spesso all’estero o in giro per
l’Italia. Morì nel 1573 e siccome suo figlio
Bernardino (valoroso uomo d’armi che nel 1565 con uomini
armati a sue spese aiutò i Cavalieri di Malta assediati
dai Turchi) morì ancor prima di lui, fu nominato Signore
di Soreto suo nipote Andrea che, nel 1603 difese Messina a
capo di 6000 fanti contro l’assedio dei turchi.
Nel
1596 gli Arduino vendono il casale Dinami |
Gli Arduino vendono a Giovanni
Pelagio Genovese il casale di Dinami con la condizione di
costruire un acquedotto per alimentare un mulino.
Nel
1599 Soreto fu MArchesato |
Ad Andrea Arduino fu dato il titolo
di Marchese della terra di Soreto.
Contesto
economico nel 1573 |
Soreto fu importante non solo
per la coltura del gelso, e quindi per la produzione di ottima
seta sia grezza che filata, ma anche per la coltivazione tradizionale
di viti, ulivi, legumi, frumento, cereali. Si
lavorava dell’ottima pietra da mola per mulini e frantoi.
L’industria, oltre
alla molitura del frumento, delle olive e delle mortelle (che
servivano per la concia delle pelli) era costituita da un
numero imprecisato di filande per la seta, segherie per la
lavorazione del legname. La
pastorizia era fiorente e lo dimostra il gettito fiscale e
la quantità di pelli che venivano conciate per servire
alla confezione di scarpe e calzature varie. Nel
1573 furono rilevate:
· 7 suffreudatari: Signoretta, Apruzzo, Protopapa,
Marzano, Curticosa, Grizzaroni e Barone
· 1 trappeto a Dinami
· 1 mulino in località Vallescura
· 2 mulini in località Arbasci, Melicuccà
· 1 mulino sul fiume Torno, Dinami
· vari gabbelle
· vari trappeti
Soreto comprendeva le seguenti
terre:in Dinami: Tre Pietre
- La Crina - Zimbelli – Arceri – Buttaria –
Zuccaro – Buzzongano – Camposanto – Saccà
– Capicciolo – Troisi – Cucullaro –
Foresta – Lo Vallone de Limbasi – Oridicita –
Passo di Sanzo – Li Naridi – Lo Iardino.in
Melicuccà: Li Gurni - Martino – Calamizzi - Mallo
– Melisindi – Rusio - Faneti - Leto - Naselli
- Bitonti – Zanello – Patagoso - Luppari - Li
Furni allo Torno.
Contesto
sociale 1400 - 1600 |
Le famiglie più in vista
che si insediarono a Soreto furono i: Gallucci, Marzano, Crocenti,
Tomacello, Riolo, Coppola, Barone. Erano famiglie provenienti
da tutto il regno; i Crocenti venivano da Tropea, i Gallucci
da Crotone. A queste famiglie di spicco faceva corona una
popolazione varia di artigiani, agricoltori, pastori e braccianti.
Per tutto il 1500 la popolazione di tutta la Motta non fu
mai inferiore a 2200 abitanti e mai superiore a 2500.
Contesto
religioso |
Fine 1400
L’ordine monastico non poteva
non comparire e infatti tentò un insediamento, favorito
dal Conte di Arena sul finire del 1400. Si narra che il Beato
Francesco da Zumpano degli Agostiniani scalzi chiese ed ottenne
dal Conte di Arena Gian Nicola Conclubeth i fondi per costruire
in terra di Soreto, un convento per i monaci del suo ordine.
Il luogo prescelto fu la confluenza del Melanda con il Marepotamo.
Il monastero stava per essere ultimato, quando il Conte Gian
Nicola morì e a lui successe il figlio Gian Francesco.
Costui era molto devoto a San Francesco di Paola che forse
aveva conosciuto di persona, e volendo fare cosa gradita alla
memoria, ordinò che il convento di Soreto fosse consegnato
ai frati di Paola. Grande fu il dolore del Beato Francesco
da Zumpano per questo voltafaccia e in un impeto d’ira
scagliò la terribile maledizione: “ Mu diventa
nu nidu di ciavuli”, “ Che questo convento diventi
un nido di Gazze e Corvi”. Questo anatema colpì
nel segno. Infatti i monaci di San Francesco di Paola presero
possesso del convento, ma non ebbero il tempo di insediarsi
che lo abbandonarono nel 1550 per trasferirsi nel convento
della vicina Borrello. Gli Agostiniani scalzi non vollero
riprenderselo anche perché, intanto, avevano portato
a termine il loro convento ad Acquaro. Il Conte d’Arena
fu amareggiato per l’errore commesso e nel tentativo
di riparare al danno, la offrì ai frati di San Francesco
d’Assisi di Arena che l’accettarono. Ma la maledizione
del Beato Francesco da Zumpano si faceva sentire e infatti
anche i francescani d’Arena non trovarono opportuno
insediarvisi.
1600
Nel 1605 si scrive che nel monastero,
pur tanto bello, vasto e ricco, vi era un solo frate da messa
e un terziario, tenuti dall’ordine solo per non scontentare
i soretesi. Nel 1654 il monastero fu definitivamente abbandonato
per assenza di religiosi e si compiva così, a distanza
di 150 anni, la maledizione del Beato Francesco.
Per l’abbandono la chiesa e il monastero crollò
e rimasero solo un cumulo di rovine fra i quali nugoli di
corvi trovano dimora.
1700
Anche se ridotto a rovine, il Monastero
diede asilo a molti eremiti. Morirono infatti tra quelle mura
gli eremiti: Pietro Salimbeni da Acquaro nel 1730, Varì
Francesco da Ciano nel 1754, Nesci Giovanni da Fabrizia nel
1755, De Angelis Pasquale nel 1756 ad appena 20 anni.
Fine 1900
A completare l’opera l’uomo
che verso il 1925, insensibili e irresponsabili pensarono
di costruire una carraia in contrada Agranco, togliendo tutto
il materiale occorrente ai ruderi ancora esistenti del convento.
Oggi è possibile ammirare i resti di tre absidi della
chiesa e un muro maestro del monastero. Di recente, grazie
all’incessante opera di valorizzazione di Francesco
Tonzo, è stata fatta una restaurazione e un’opera
di tutela contro il rischio di inondazione delle rovine da
parte del Marepotamo.
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